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viaggi in Colombia

martedì 22 maggio 2007 alle 00:00

Il Rio delle Amazzoni, gigante in pericolo

Da www.yurileveratto.com

 

Eccomi nuovamente sulle rive del Rio delle Amazzoni.

Sono passati ben diciotto anni dal mio primo viaggio in Amazzonia, nel 1989, durante il quale visitai, insieme ad un amico d?infanzia, la citt? di Manaus e alcuni villaggi indigeni situati nelle vicinanze della confluenza del grande fiume con il Rio Negro.

Ora sono a Leticia, nell?Amazzonia colombiana, e presto risalir? il fiume fino a Iquitos, in Per?.

Appena sono arrivato, ho sentito un odore diverso, non quello degli onnipresenti gas di scarico delle auto, che ammorbano l?aria di ogni metropoli moderna, ma un odore diverso, di alberi, di frutta, d?erba, d?acqua, di fiume.

Il Rio delle Amazzoni, fiume per eccellenza, mi ha nuovamente stupito. Qui, a pi? di tremila chilometri dall?estuario, sembra gi? un mare, e le sue acque scorrono placide verso est. L?eterno fluire di questa immensa massa d?acqua mi rilassa, mi d? un senso di sicurezza, di tranquillit?. 

Il Rio delle Amazzoni ? il fiume dei record, ogni altro fiume della Terra, impallidisce al suo confronto. L?unico che gli tiene testa ? il Nilo, ma ancora non vi ? certezza su quale dei due sia il Re nella lunghezza. E? bello pensare che nell?era dell?informatica e dei viaggi spaziali, l?uomo non sappia ancora definire con precisione assoluta la lunghezza di un fiume, ma ? cos?.

Per il resto il Rio delle Amazzoni non ha rivali. Il suo bacino, di sette milioni di chilometri quadrati (ventiquattro volte l?Italia), ? il maggiore del mondo, e si estende sui territori di sei stati, Brasile, Bolivia, Per?, Colombia, Ecuador e Venezuela.

La portata del Rio delle Amazzoni poi, non ha eguali, in quanto il Rio delle Amazzoni trasporta pi? acqua che il Mississippi, il Nilo, e lo Yang-tze combinati! Nel suo estuario, largo ben cento chilometri, duecentomila metri cubi d?acqua (trecentomila durante la stagione delle piogge), vengono riversati, ogni secondo, nell?oceano!

Un quinto di tutta l?acqua dolce che viene versata negli oceani della Terra proviene dal Rio delle Amazzoni.

Dalle sue sorgenti, situate a ben seimila metri, sulle Ande peruviane dove viene denominato Apurimac, fino alla foce, il Rio delle Amazzoni riceve pi? di diecimila affluenti, diciassette dei quali sono grandi fiumi il cui corso supera i milleseicento chilometri!

Tre di loro, il Purus, il Madeira e il Caquet? sono grandi fiumi lunghi circa tremila chilometri con una portata d?acqua che si avvicina a quella del Congo, il secondo fiume al mondo che trasporta pi? acqua.

Ma i record non sono finiti qui.

La selva amazzonica, che copre circa l?ottanta per cento (cinque milioni e mezzo di chilometri quadrati) dell?intero bacino fluviale ? la foresta maggiore del mondo e il luogo della Terra dove vi ? la maggior biodiversit? vegetale e animale.

La foresta pluviale tropicale, definita anche ?il polmone del mondo? ?, dal punto di vista ambientale, il luogo pi? prezioso della Terra, per svariati motivi.

Innanzitutto per l?immane biodiversit?: in Amazzonia vi sono un quinto di tutte le specie di volatili della Terra, duemila specie di mammiferi, e pi? di duemila specie di pesci, pi? dell?oceano atlantico. Gli entomologi hanno catalogato pi? di duemilioni e mezzo di specie di insetti! Per quanto riguarda le piante si stima che un chilometro quadrato possa contenere pi? di mille specie differenti di alberi e piante.

Anche dal punto di vista antropico l?Amazzonia non finisce di stupire, in quanto vi vivono centinaia di differenti trib? di indigeni amerindi, anche se sono costantemente minacciati dai proprietari terrieri e dagli imprenditori.

La selva amazzonica, che costituisce la decima parte di tutte le foreste e i boschi della Terra, contribuisce in gran parte all?emissione dell?ossigeno che respira l?umanit? intera. Il processo di fotosintesi permette l?emissione di enormi quantit? di ossigeno, senza il quale la vita sulla Terra non sarebbe pi? possibile.

Purtroppo, il gigante ? in pericolo. Ancora una volta il responsabile di questa minaccia ? l?uomo, con la sua avidit? e la sua insaziabile sete di potere e di ricchezza.

Negli ultimi quarant?anni, l?uomo ha distrutto circa il venti per cento della foresta amazzonica, (un?area grande quanto la Francia e l?Italia messe insieme).

Le cause del disboscamento sono varie: innanzitutto i proprietari terrieri vendono la legna che ottengono, e quindi iniziano a sfruttare il suolo per mezzo di agricoltura intensiva. Per esempio in Brasile la maggioranza dei terreni strappati alla foresta vengono coltivati a soia.

Gli effetti della deforestazione effettuata su larga scala sono disastrosi.

Spesso grandi zone di foresta vengono incendiate, con conseguenti immani emissioni di anidride carbonica nell?atmosfera.

Ma soprattutto il disboscamento causa la diminuzione della quantit? di ossigeno presente nell?atmosfera, derivante dalla minore estensione forestale. Ci? causa l?aumento dell?anidride carbonica.

Il disboscamento ? la causa indiretta della diminuzione delle precipitazioni, in quanto minori estensioni boschive, diminuiscono la quantit? di umidit? e di nuvole nell?atmosfera. Si crea cos? un pauroso effetto a catena, in quanto altri alberi e piante seccano e muoiono per la diminuzione di precipitazioni.

E?ormai riconosciuto che negli ultimi dieci anni, la portata del Rio delle Amazzoni ? diminuita, e l? dove vi era acqua ora vi sono delle immense e desolate spiagge fluviali.

A questo disastro si somma l?erosione dei suoli, in quanto i terreni, senza pi? le radici degli alberi, si sfaldano, sotto l?effetto delle sempre pi? frequenti piogge torrenziali.

Il disboscamento contribuisce inoltre alla perdita di biodiversit? in quanto molte specie animali e vegetali soccombono e si estinguono per sempre. Anche molti popoli indigeni, che si ritrovano senza il loro habitat dove vissero per migliaia di anni, si trovano ad essere disorientati, e spesso non riescono ad integrarsi nella cosiddetta ?civilt??.

Si ? calcolato che se non si porranno freni a questo disastro, in appena un ventennio sar? perso un altro venti percento dell?intera foresta tropicale.

La Terra non sar? pi? la stessa quando la selva amazzonica sar? un lontano ricordo.

L?uomo pu? pure proseguire a distruggere l?intera foresta pluviale, ma sar? il suo ultimo errore.

Nessuno sa cosa succeder? se la foresta amazzonica sar? distrutta completamente. Probabilmente si innescher? un processo che porter? a cambiamenti climatici stravolgenti, che causeranno enormi problemi all?intera umanit?.

Il problema dell?Amazzonia quindi non ? un problema interno del Brasile, o degli altri stati del bacino fluviale, ma ? un problema di tutta l?umanit?, dei nostri figli, e della generazione futura, che verr? nel ventiduesimo secolo.

La Terra, gi? stretta tra i suoi sette miliardi di abitanti, e tra i suoi ottocento milioni di autoveicoli, non pu? permettersi l?ennesima strage, quella definitiva, deve trovare una soluzione globale a questo problema, apparentemente insolubile.

Fino a che il grandioso Rio delle Amazzoni, fluir? possente e placido dalle cime innevate delle Ande fino all?oceano, l?uomo sar? al sicuro. Ma se questo fiume dei record perder? la sua forza, e la sua selva ancestrale sar? trasformata interamente in aridi campi coltivati a soia arati da giganteschi trattori, le conseguenze per l?umanit? potrebbero essere ben pi? pesanti di quello che ora si immagina.

 

www.yurileveratto.com

 

by yuri leveratto il martedì 22 maggio 2007 alle 00:00 Commenti ( 0 )


giovedì 5 aprile 2007 alle 00:00

viaggi in Colombia 2006/7

Carissimi vi racconto alcuni dei miei viaggi in questo paese meraviglioso, la Colombia.

Innanzitutto la Sierra Nevada di Santa Marta, dove ci sono gli indigeni Kogi e Aruakos. Per i Kogi si deve camminare 6 giorni ma ne vale la pena. Si sale da Santa Marta e si cammina sotto un sole cocente per ore e ore al giorno. I kogi vivono nel paese di Mutanji, più o meno come vivevano prima dell'arrivo degli europei, non hanno acqua nè luce, solo coltivano yuca, e poche altre colture e naturalmente masticano la coca e la mischiano a bava di lumaca e una pietra chiamata cal. L'effetto è una droga che non gli fa sentire la fame nè la sete egli dà forza. La loro concezione ¨cosmologica¨  è basata sul panteismo, però credono nell'Assoluto Kaka Serangua, il creatore del mondo. Per gli Aruakos invece si deve prima raggiungere Valledupar e quindi salire a Nabusimakè il paese degli Aruako, o Ika. Questi indigeni,sempre discendenti dei Tayrona come i Kogi, sono però più ´¨civilizzati¨ in quanto hanno una scuola e usano la scrittura.

In Colombia si può viaggiare a San Agustin,nel sud del paese. In questa valle, che è poi l'alto Magdalena vi sono i resti di una antica cultura che lasciò statue alte sino a quattro metri.

Come si vede la Colombia offre svariate possibiltà. In pochi giorni viaggerò nell'Amazzonia colombiana e peruviana e successivamente aggiornerò questo blog, per chi mi voglia contattare o saperne di più visiti pure il mio sito www.yurileveratto.com

saluti a tutti!!!

YURI   

by yuri leveratto il giovedì 5 aprile 2007 alle 00:00 Commenti ( 1 )




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Il Cerro Rico di Potos
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